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2 feb 2013

Rece-Strong, Nessuno verrà risparmiato: Django Unchained


Titolo originaleDjango Unchained
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno2012
Durata165 min
Colorecolore
Audiosonoro
Rapporto2,35:1
Genereazione, western, drammatico
RegiaQuentin Tarantino
SoggettoQuentin Tarantino
SceneggiaturaQuentin Tarantino


Mi piace come muori, giovane! (Django)

Partire con una citazione, quando si tratta di un film di Tarantino, è praticamente descrivere un film.

Stiamo parlando ovviamente dell'ultima fatica del regista pulp più famoso e apprezzato della storia del cinema che per la prima volta si cimenta nel genere che per sua stessa ammissione l'ha influenzato più di altri. Il Western firmato Tarantino è uno dei film migliori della stagione probabilmente, grazie soprattutto ad una storia che riesce a tenerti incollato alla poltrona e delle prove d'attore che lasciano pochi spazi a dubbi e perplessità: qualche Oscar deve partire! Di Caprio si dimostra sempre più un attore completo e finalmente ci rendiamo conto di cosa può fare. Degna di nota è una sua scena molto lunga in cui addirittura si fa male sul serio ad una mano ma non molla la scena e continua e il tutto sembra tanto naturale da sembrare finto. E non è una scena eliminata o un aneddoto, lo vedrete sullo schermo perchè Tarantino è anche questo, è talento nel saper valorizzare i propri burattini.


Ma i soli attori non bastano, vanno inseriti coi loro personaggi in una storia sensata ed emozionante. In questo Tarantino ha sempre dimostrato di saperci realmente fare. Ipoteticamente possiamo parlare di un film in 3 atti, molto ben distinti.

Il primo inizia con la liberazione del protagonista che ovviamente avviene in maniera alquanto divertente e un po' surreale... sisi non vi preoccupare ci sarà il giusto quantitativo di sangue e umorismo.
Qui iniziamo a conosce il McGuffin più grosso della storia del cinema: il Dr. Schultz. Paradossale cacciatore di taglie dai mille travestimenti e con la parlantina stordente. In pratica con una frase ti manda in confusione e poi ti spara; è il motore del film per tutta la prima metà. Dà uno scopo al protagonista, lo arma lo addesta, insomma diventa a tutti gli effetti il suo maestro. Ma proprio quando pensiamo che il protagonista entrerà davvero in azione ecco che spunta il dominatore del secondo atto: Leonardo Di Caprio che prende le redini che Waltz gli lascia pur rimanendo sotto la luce dei riflettori. Se nella prima parte vediamo la costruzione di un rapporto, vediamo come Django inzia a prendere consapevolezza della sua libertà e conosciamo un pò di più il suo passato, in questo secondo atto, si può dire che quasi scompare. E questo non è sicuramente un difetto dato che il personaggio, molto delicato, ha bisogno della sua fetta di palco senza intrusioni invadenti. Meglio non si pestino i piedi.

Come in molti film, sopratutto Western, accade che la prima parte possa risultare forse noiosa e lunga, tuttavia in Django accade che proprio la parte migliore sotto ogni aspetto sia anche la parte più lunga e meno movimentata. Per fortuna le varie scene che compongono questo atto sono tutte delle piccole perle preziose, vuoi per gli interpreti, vuoi per i momenti divertenti o anche solo per ciò che le immagini ci fanno provare. In questo atto inoltre fa capolino dalle retrovie un Samuel L. Jackson che fa scintille solo con le sue espressioni, per non parlare delle sue battute. Un personaggio molto azzeccato che fa da spalla ad un Di Caprio cinico e bastardo, un raffinato schiavista apparentemente goloso di dolciumi dai modi alquanto curiosi. E' lui che affascina e cattura, da quando entra in scena sembra che il film giri su di lui, anzi, forse è proprio così. 


A conclusione di questo atto dove forse la schiavitù è stato uno dei temi principali ecco che il campo viene lasciato al protagonista, un nero libero, divenuto cacciatore di taglie per salvare sua moglie

Terzo e ultimo atto, terzo e ultimo protagonista. Django che fino ad ora è rimasto in sordina, trascinato dagli eventi, si prende la sua rivincita. 
Qui forse inizia ad intravedersi il vero film, si potrebbe pensare che tutto ciò che è avvenuto prima della sparatoria a Candyland (scena cruda ma condita da un umorismo quasi demenziale) era funzionale a questo atto finale. Ma non sto a svelarvi troppo perchè le vere sorprese sono qui ed è qui che il capolavoro si completa.

Django Unchained non è sicuramente un film che passa inosservato come non è un film di denuncia. Inutile dirlo ma lo scopo di Tarantino non era fare un film sulla schiavitù semmai omaggiare quel cinema che Hollywood ha dimenticato. Una dichiarazione d'amore spassionato, una serenata ad un genere che ha regalato molte perle e ha donato molta gloria ad attori e registi. In questo olimpo di glorie Hollywoodiane, Tarantino si era già guadagnato da tempo il suo trono ma con una prova registica del genere ha superato se stesso brillantemente. Non possiamo gridare al suo capolavoro assoluto, non batte altri suoi titoli e il paragone con Bastardi senza Gloria purtroppo vede Django uscirne sconfitto ma il film risulta essere comunque un ottimo film, un cult annunciato forse grazie anche a scene che probabilmente rimarranno nella storia (l'assalto del KKK in primis). 
Molti non avrebbero scommesso due lire su questo film e la critica era in gran parte orientata a definirlo già mediocre, ancora prima di averlo visto. Ora fanno tutti Mea Culpa. L'unica parte scontenta sono i produttori che speravano in una divisione in due parti, sensata o meno, per moltiplicare il guadagno. Di fronte al BoxOffice che regala a Tarantino fior di quattrini credo che anche loro in fondo debbano fare penitenza.


Django Unchained è un gran film in tutto e per tutto perfino nei contenuti, tanti, forse anche troppi, ma altamente digeribili. Come la schiavitù Tarantino sfiora altri temi riscrivendo a modo suo il mito di Brunilde e regalandoci piccole perle uniche, che siano citazioni più o meno velati o mascelloni d'annata che in due battute ti riempiono il cuore perchè nel calderone di ingredienti non può mancare il citazionismo e l'amarcord.
Stare ad elencare uno per uno ogni citazione o virgola sarebbe un pò pesante, lascio a voi scoprire tutti i film da cui ha preso spunto e spero che questo vi porti anche a vederli.
Django è un gran film anche nella tecnica, perfetta, esente da sbavature. Un film calcolato al millimetro in ogni particolare a partire dalla musica citazionistica e tamarra (umh parola oscena da usare in una recensione, ma necessaria), ma mai fuori contesto (o meglio, mai fuori contesto per gli standard di Tarantino...), dalla fotografia che strizza l'occhio a diversi stili fino ad arrivare ai costumi e alle scenografie, tutte proporzionate allo spirito del film.
Tarantino è un bambino cresciuto a Western e a B-movie e si sente, i suoi film hanno tutti un retrogusto di coca-cola e patatine fritte ma questa volta si sente di più pipa e whisky, forse sintomo di una maturazione raggiunta da parte del regista e ora sfoggiata in tutto il suo splendore? staremo a vedere prossimamente, si spera.