Batman ha segnato decisamente il mondo dei fumetti tanto da essere l’unico che vanta in età moderna 3 “reincarnazioni” nel mondo del cinema e 3 volte su 3 ha lasciato ben più di qualche ora da guardare e commentare.

Nell’era moderna nessuno era ed è più adatto di Tim Burton a portarci sullo schermo quello che universalmente è riconosciuto come il vero Batman. Ironico e sublime, dark e maledettamente affascinante quello che si palesava a noi era un Batman non ancora toccato dalle mode moderne. Non è nient’altro che pura e semplice “magia” hollywoodiana. Firmando 2 capitoli Burton ha lasciato un'impronta significativa regalandoci ,oltre ad un Batman reale quasi palpabile e soprattutto umano, due villain d’eccezione come il pinguino, melanconico e perfido, ed un Joker colpevole della morte dei cari genitori di Bruce interpretato da un perfetto Jack Nicholson. Ma come ogni cosa bella purtroppo finisce e cosi il comando è passato a Joel Schumacher con tutti i problemi che sappiamo anche se come sempre c’è una nota positiva ovvero quei combina guai di due facce e l’enigmista che facevano divertire come pochi altri.

Poi arriva lui, Chistopher Nolan. Nolan non è Burton, non è capace di giocare con la fantasia, non è capace di creare la giusta atmosfera gotica che Batman richiede. Quindi perchè lui?
La risposta è facile seppur ben nascosta. Nolan è un giovane regista che ad oggi non ha sbagliato un film. Tutti i suoi film sono in parole povere degli orologi svizzeri. Sai che funzionano a carica o a batteria, a volte vedi gli ingranaggi da una finestrella nella scocca ma finchè non lo apri non sai come realmente funzionano. Sarà capitato a pochi quindi per semplificare il discorso vi farò un esempio: a Milano (ma li potete trovare ovunque cercando) c’e un negozio specializzato in orologi e macchine fotografiche. Spesso e volentieri il mastro orologiaio mi faceva stare in laboratorio a vedere come si costruivano o riparavano gli orologi. E lui amava dire che un orologio è l’insieme di parti più semplici che svolgono azioni semplici per ottenere un risultato semplice, ecco perché è tutto difficile, perché tutto deve essere perfetto e calibrato oppure diventa difficile far girare le lancette. Un film funziona allo stesso modo. Non servono cose complicate, serve la perfezione meccanica, serve che ogni ingranaggio giri e non si inceppi.
Nolan è un maestro nel far girare gli ingranaggi quanto nel farli vedere. Un orologio è un complesso gioco di ingranaggi che chi guarda solo le lancette non vede. Magari l’orologiaio (come fa spesso Nolan) lascia intravedere parte del complicato macchinario se non tutto, ma finché non andrai a fondo o qualcuno ti spiega come funziona tu vedi solo delle lancette che girano grazie agli ingranaggi. Ecco, Nolan è un maestro nel creare illusioni quanto nel far girare i propri ingranaggi.
Quindi chi meglio di lui poteva esprimere completamente ciò che è Batman?
Batman che come nolan ha fatto dell’illusione e della perfezione le sue armi?
Nolan ci porta sugli schermi un Batman visivamente diverso da tutti. Come in altri suoi film non c’e spazio per l’immaginazione tutto ciò che si vede deve essere reale e plausibile. Lo spettatore deve credere che ciò che guarda è la realtà. Quindi non è difficile capire perché nell’immensa iconografia dei supervillain che Batman ha affrontato sono stati scelti i più reali e tangibili. E questo ultimo capitolo che vado a recensire non fa eccezione

Ci eravamo lasciati con il Joker ad Arkham (o Black Gate), Harvey Dent paladino della città e Batman ricercato per omicidio. La situazione non cambia 8 anni dopo. Troviamo un Bruce ormai vicino ai 40 anni che stenta a ripartire, appeso il mantello al chiodo, e vive segregato in casa in preda agli acciacchi della vita da vigilantes. Nell’iper realismo di Nolan anche Batman invecchia (e anche male) e si ritrova a far fronte inizialmente ad un’imprevedibile ladra (che nel pessimo doppiaggio italiano scopriamo essere Catwoman…) che risponde al nome di Selina Kyle. Proprio lei farà ripartire prima Bruce e poi Batman cercandola e innescando delle gag divertenti ma principalmente introducendoci cosa sta realmente accadendo.
Bane. Un mercenario della peggiore specie. Bane non è joker, non è Ras Al Ghul, non è nessuno dei villain precedentemente visti, insomma Bane è il peggiore tra i villain.

Ipoteticamente parlando possiamo includere quasi tutti i personaggi della triologia in una sorta di diagramma che ha come variabile principale lo stesso Batman. In questa equazione vediamo che personaggi come Ras sono molto simili a Batman perché mossi da vendetta, perché conoscitori delle arti della setta giusto per fare due esempi. Oppure Joker che molti classificano come la nemesi perfetta di Batman in realta è Batman senza freni morali di alcun tipo, un’agente del caos che ha trovato la sua ragione di vita nel distruggere la morale di Batman (nel film viene anche esplicitamente detto se fate caso).
Bane è un capitolo a parte. Bane è Batman senza Bruce Wayne. Bane è l’uomo che ha come unico scopo proteggere e servire una sola persona, non una città come Batman. Bane probabilmente se avesse avuto una storia leggermente diversa sarebbe potuto diventare Batman. E Nolan riesce in poche sequenze a trasmettercelo. Bane che fa di tutto per accontentare/proteggere una Talia al Ghul che serve praticamente da McGuffin gigante atto semplicemente a muovere un Bane che sembra più uno schiacciasassi con montato un Mac della nasa piuttosto che una belva stupida come precedentemente mostrato in altri film.
Bane. Intelligenza, perfidia, violenza. Lui si che è la nemesi perfetta di Batman e non il Joker. Per quanto possa essere folle il Joker ha come scopo nella vita ormai prendere in giro Batman burlandosi delle sue regole. Bane è forte e preparato quanto batman se non di più.
È forse questo il fluido pulsante del film. Quanto a fondo bisogna cadere per risorgere davvero?
Batman nei film è caduto svariate volte eppure è sempre tornato più forte. Ma ogni volta cadeva più a fondo e l’ultima volta è finito troppo a fondo. Ora doveva trovare il modo per rialzarsi e battere qualcuno come lui.

Il resto è decisamente storia e trama. Che ci piaccia o meno le trovate su quel piano sono ridotte all’osso (sacro), anzi la trama stessa è ridotta a poche pagine di sceneggiatura e quello che spinge davvero il film sono i personaggi tutti più o meno azzeccati. L’ennesimo ritorno del dottor spaventapasseri è una conferma. Fa decisamente “ridere” rivederlo. Anche lo stesso “Robin” e l'ottima trovata per introdurlo e lasciare un finale vagamente aperto. Sono personaggi chiave che compongono la storia. Gli eventi, i fatti, sono accessori del tutto. Ed è inutile oltre che superficiale andare ad analizzare la perfezione tecnica raggiunta. A differenza dei precedenti capitoli Nolan sembra aver risolto i problemi che aveva nella chiarezza delle scene d'azione che spesso risultavano poco chiare e confusionarie, cosa che in certi frangenti era giustificato come difetto. Purtroppo il film cade proprio dove in precedenza era caduto con gli altri capitoli, la trama che questa volta manca decisamente di spinta e tende verso il banale. Forse perché per una volta non si è ispirato ai fumetti, o meglio, a miniserie? Sono propenso a crederlo. E come in altri suoi film ti ritrovi col finale che ti spiazza, ti lascia li e ti prende a schiaffi dicendoti: "Bello, ma che credevi? che era tutta una favola?"
