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13 apr 2014

From n00b to pVo and back: l'inizio del viaggio!

come molti di voi cari lettori io ho un hobby ed è il modellismo statico. e giustamente direte "ma a chi importa?"
in effetti è una domanda lecita, ma trova una risposta nella mia personale storia nel mondo del modellismo.
il mondo del modellismo è un mondo chiuso, difficile da notare o anche semplicemente entrarci se non conoscendolo. non vi imbatterete mai in pubblicita di modelli di navi, non vedrete mai sul giornale articoli su nuovi giochi miniaturistici e credo pochi conoscano negozi che settimanalmente presenta giochi da tavolo e strategici.
possiamo chiamarlo cosi questo post: From n00b to pVo, ovvero una omnia guida verso il mondo del modellismo statico e dei giochi con cui giocarci ma dobbiamo aggiungerci una piccola nota per i veterani del modellismo, quelli che leggendo questa raccolta di guide e aneddoti sicuramente ripercorrerà almeno in parte la propria storia personale. ed ecco il titolo: From n00b to pVo and back.

sembra impossibile ma tutti, e dico proprio tutti, abbiamo un amico nerd che gioca ai giochi più disparati. a volte si tratta semplicemente di D&D, a volte come nel mio caso gioca a Warhammer.
per dirla breve Warhammer è un gioco da tavolo che simula delle battaglie in due ambientazioni, una prettamente gotica-fantascientifica e una fantasy completamente slegate da loro con sistemi di gioco diversi e trame diverse. in queste battaglie si usano dei modelli statici che vengono mossi su un campo da gioco tridimensionale composto da elementi scenici tra i piu svariati. i modelli, cosi come gli elementi scenici vanno montati e dipinti come modelli normali della Tamiya per dirne una.
e qui si incontra solitamente, quando si inizia a comprendere e ad entrare nel mondo dei giochi di miniature, il primo grande ostacolo perchè il giocatore di Warhammer non è solo un hobbysta ma anche un giocatore, concilia gioco e hobby

3 dic 2013

Peter Pan a 24 anni

Un pò tutti ci siamo passati tutti. Ci sono periodi della nostra vita in cui l'unica frase che ti senti dire è: "ma quando cresci?" e io un po come un moderno Syrio Forel ho amato dire, e dico ancora oggi un sonoro "Not today".
Ma è una necessità umana responsabilizzarsi, vivere da persone normali in una comunità.
questo blog era un pò la mia isola che non c'e. qui sono il padrone e qui non voglio crescere.
la realtà dei fatti è che anche senza volerlo sono cresciuto.
sono cresciuto fuori da quiì grazie al blog INDIE MEANS LOVE dove ho iniziato a muovere i miei passi nel mondo del videogioco indipendente fino ad arrivare a GIOCO INDIE. entrambe le esperienze sono state fantastiche e emozionanti e dopo una pausa lunghetta ho deciso che, sebbene io non sia qualificato come altri e sebbene mi sembra quasi di rubare spazio a gente di talento ho deciso che continuerò nel mio piccolo a parlare di videogame indipendenti sempre senza pestare i piedi, sottovoce, come piace a noi.
poi fuori da questo blog mi sono imbattuto negli EVIL COMPANY, un gruppo di giovani talentuosi dove ho potuto esprimere il mio lato artistico con loro fino ad arrivare alla conclusione che anche se ho molte idee, ho molto da dare, forse non sarò mai uno scrittore, forse non andrò in radio a parlare del mio ultimo romanzo, rimarra sempre un sogno nel cassetto. forse mi metterò a scrivere storielle brevi qui o in altri lidi, chi lo sa, vedremo.
e poi oltre a internet ho conosciuto persone diverse da me che mi hanno illuminato sul mondo, che mi hanno reso partecipe di cose che non immaginavo neanche l'esistenza e non posso elencarle tutte, ci vorrebbero ore e ore.
infine, l'ultima ma non per importanza, ho conosciuto, riconosciuto, riscoperto, reinnamorato forse di una persona in particolare. non voglio nominarla, so che ci tiene alla sua privacy, ma a lei va tutto il mio affetto più sincero e la mia gratitudine per avermi fatto fare una digievoluzione coi fiocchi.
ma in realtà questo doveva essere un pò un post triste, quasi un mezzo addio a questo blog, una specie di messaggio di compianto per un pezzettino di me ma invece nel scriverlo è diventato una sorta di ringraziamento collettivo a tutti quelli che mi hanno dato spazio, mi hanno dato consigli e mi hanno fatto maturare.

2 feb 2013

Rece-Strong, Nessuno verrà risparmiato: Django Unchained


Titolo originaleDjango Unchained
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno2012
Durata165 min
Colorecolore
Audiosonoro
Rapporto2,35:1
Genereazione, western, drammatico
RegiaQuentin Tarantino
SoggettoQuentin Tarantino
SceneggiaturaQuentin Tarantino


Mi piace come muori, giovane! (Django)

Partire con una citazione, quando si tratta di un film di Tarantino, è praticamente descrivere un film.

Stiamo parlando ovviamente dell'ultima fatica del regista pulp più famoso e apprezzato della storia del cinema che per la prima volta si cimenta nel genere che per sua stessa ammissione l'ha influenzato più di altri. Il Western firmato Tarantino è uno dei film migliori della stagione probabilmente, grazie soprattutto ad una storia che riesce a tenerti incollato alla poltrona e delle prove d'attore che lasciano pochi spazi a dubbi e perplessità: qualche Oscar deve partire! Di Caprio si dimostra sempre più un attore completo e finalmente ci rendiamo conto di cosa può fare. Degna di nota è una sua scena molto lunga in cui addirittura si fa male sul serio ad una mano ma non molla la scena e continua e il tutto sembra tanto naturale da sembrare finto. E non è una scena eliminata o un aneddoto, lo vedrete sullo schermo perchè Tarantino è anche questo, è talento nel saper valorizzare i propri burattini.


Ma i soli attori non bastano, vanno inseriti coi loro personaggi in una storia sensata ed emozionante. In questo Tarantino ha sempre dimostrato di saperci realmente fare. Ipoteticamente possiamo parlare di un film in 3 atti, molto ben distinti.

Il primo inizia con la liberazione del protagonista che ovviamente avviene in maniera alquanto divertente e un po' surreale... sisi non vi preoccupare ci sarà il giusto quantitativo di sangue e umorismo.
Qui iniziamo a conosce il McGuffin più grosso della storia del cinema: il Dr. Schultz. Paradossale cacciatore di taglie dai mille travestimenti e con la parlantina stordente. In pratica con una frase ti manda in confusione e poi ti spara; è il motore del film per tutta la prima metà. Dà uno scopo al protagonista, lo arma lo addesta, insomma diventa a tutti gli effetti il suo maestro. Ma proprio quando pensiamo che il protagonista entrerà davvero in azione ecco che spunta il dominatore del secondo atto: Leonardo Di Caprio che prende le redini che Waltz gli lascia pur rimanendo sotto la luce dei riflettori. Se nella prima parte vediamo la costruzione di un rapporto, vediamo come Django inzia a prendere consapevolezza della sua libertà e conosciamo un pò di più il suo passato, in questo secondo atto, si può dire che quasi scompare. E questo non è sicuramente un difetto dato che il personaggio, molto delicato, ha bisogno della sua fetta di palco senza intrusioni invadenti. Meglio non si pestino i piedi.

Come in molti film, sopratutto Western, accade che la prima parte possa risultare forse noiosa e lunga, tuttavia in Django accade che proprio la parte migliore sotto ogni aspetto sia anche la parte più lunga e meno movimentata. Per fortuna le varie scene che compongono questo atto sono tutte delle piccole perle preziose, vuoi per gli interpreti, vuoi per i momenti divertenti o anche solo per ciò che le immagini ci fanno provare. In questo atto inoltre fa capolino dalle retrovie un Samuel L. Jackson che fa scintille solo con le sue espressioni, per non parlare delle sue battute. Un personaggio molto azzeccato che fa da spalla ad un Di Caprio cinico e bastardo, un raffinato schiavista apparentemente goloso di dolciumi dai modi alquanto curiosi. E' lui che affascina e cattura, da quando entra in scena sembra che il film giri su di lui, anzi, forse è proprio così. 


A conclusione di questo atto dove forse la schiavitù è stato uno dei temi principali ecco che il campo viene lasciato al protagonista, un nero libero, divenuto cacciatore di taglie per salvare sua moglie

Terzo e ultimo atto, terzo e ultimo protagonista. Django che fino ad ora è rimasto in sordina, trascinato dagli eventi, si prende la sua rivincita. 
Qui forse inizia ad intravedersi il vero film, si potrebbe pensare che tutto ciò che è avvenuto prima della sparatoria a Candyland (scena cruda ma condita da un umorismo quasi demenziale) era funzionale a questo atto finale. Ma non sto a svelarvi troppo perchè le vere sorprese sono qui ed è qui che il capolavoro si completa.

Django Unchained non è sicuramente un film che passa inosservato come non è un film di denuncia. Inutile dirlo ma lo scopo di Tarantino non era fare un film sulla schiavitù semmai omaggiare quel cinema che Hollywood ha dimenticato. Una dichiarazione d'amore spassionato, una serenata ad un genere che ha regalato molte perle e ha donato molta gloria ad attori e registi. In questo olimpo di glorie Hollywoodiane, Tarantino si era già guadagnato da tempo il suo trono ma con una prova registica del genere ha superato se stesso brillantemente. Non possiamo gridare al suo capolavoro assoluto, non batte altri suoi titoli e il paragone con Bastardi senza Gloria purtroppo vede Django uscirne sconfitto ma il film risulta essere comunque un ottimo film, un cult annunciato forse grazie anche a scene che probabilmente rimarranno nella storia (l'assalto del KKK in primis). 
Molti non avrebbero scommesso due lire su questo film e la critica era in gran parte orientata a definirlo già mediocre, ancora prima di averlo visto. Ora fanno tutti Mea Culpa. L'unica parte scontenta sono i produttori che speravano in una divisione in due parti, sensata o meno, per moltiplicare il guadagno. Di fronte al BoxOffice che regala a Tarantino fior di quattrini credo che anche loro in fondo debbano fare penitenza.


Django Unchained è un gran film in tutto e per tutto perfino nei contenuti, tanti, forse anche troppi, ma altamente digeribili. Come la schiavitù Tarantino sfiora altri temi riscrivendo a modo suo il mito di Brunilde e regalandoci piccole perle uniche, che siano citazioni più o meno velati o mascelloni d'annata che in due battute ti riempiono il cuore perchè nel calderone di ingredienti non può mancare il citazionismo e l'amarcord.
Stare ad elencare uno per uno ogni citazione o virgola sarebbe un pò pesante, lascio a voi scoprire tutti i film da cui ha preso spunto e spero che questo vi porti anche a vederli.
Django è un gran film anche nella tecnica, perfetta, esente da sbavature. Un film calcolato al millimetro in ogni particolare a partire dalla musica citazionistica e tamarra (umh parola oscena da usare in una recensione, ma necessaria), ma mai fuori contesto (o meglio, mai fuori contesto per gli standard di Tarantino...), dalla fotografia che strizza l'occhio a diversi stili fino ad arrivare ai costumi e alle scenografie, tutte proporzionate allo spirito del film.
Tarantino è un bambino cresciuto a Western e a B-movie e si sente, i suoi film hanno tutti un retrogusto di coca-cola e patatine fritte ma questa volta si sente di più pipa e whisky, forse sintomo di una maturazione raggiunta da parte del regista e ora sfoggiata in tutto il suo splendore? staremo a vedere prossimamente, si spera. 





23 ott 2012

Powa-Time#6: Rock The Casbah - The Clash





Questa settimana il Powa-Time è in ritardo e per scusarci vi spariamo nelle vene e nelle casse una delle canzoni che più di tutte ha confermato la leggenda di una band non proprio sui generis
Digby Cleaver, un nuovo assistente del gruppo, riguardo la composizione del brano disse:
« Me lo ricordo seduto al piano a suonare quel riff. Mi disse: "Che te ne pare, Digs?". E io: "Secondo me sei un genio". Diventò il motivo portante del brano: così, assolutamente per caso. Ci mise basso e batteria: era eccellente. Aveva fatto tutto da solo. Lo fece sentire a Joe accompagnato da alcuni versi svenevoli che parlavano di quanto gli mancava la sua ragazza... Joe diede soltanto un'occhiata alle parole e disse: "Incredibilmente interessante", appallottolò il pezzo di carta e lo buttò via. [Bisognava] vedere la faccia di Topper. Joe gli fece: "Senti, sono io che scrivo i versi, cazzo... Ho già pronto un testo che si adatta alla perfezione". E quello poi è diventato Rock the Casbah »

18 ott 2012

Rece-Strong! nessuno sarà risparmiato: Il cavaliere oscuro - il ritorno



Batman ha segnato decisamente il mondo dei fumetti tanto da essere l’unico che vanta in età moderna 3 “reincarnazioni” nel mondo del cinema e 3 volte su 3 ha lasciato ben più di qualche ora da guardare e commentare.
Nell’era moderna nessuno era ed è più adatto di Tim Burton a portarci sullo schermo quello che universalmente è riconosciuto come il vero Batman. Ironico e sublime, dark e maledettamente affascinante quello che si palesava a noi era un Batman non ancora toccato dalle mode moderne. Non è nient’altro che pura e semplice “magia” hollywoodiana. Firmando 2 capitoli Burton ha lasciato un'impronta significativa regalandoci ,oltre ad un Batman reale quasi palpabile e soprattutto umano, due villain d’eccezione come il pinguino, melanconico e perfido, ed un Joker colpevole della morte dei cari genitori di Bruce interpretato da un perfetto Jack Nicholson. Ma come ogni cosa bella purtroppo finisce e cosi il comando è passato a Joel Schumacher con tutti i problemi che sappiamo anche se come sempre c’è una nota positiva ovvero quei combina guai di due facce e l’enigmista che facevano divertire come pochi altri.
Poi arriva lui, Chistopher Nolan. Nolan non è Burton, non è capace di giocare con la fantasia, non è capace di creare la giusta atmosfera gotica che Batman richiede. Quindi perchè lui?
La risposta è facile seppur ben nascosta. Nolan è un giovane regista che ad oggi non ha sbagliato un film. Tutti i suoi film sono in parole povere degli orologi svizzeri. Sai che funzionano a carica o a batteria, a volte vedi gli ingranaggi da una finestrella nella scocca ma finchè non lo apri non sai come realmente funzionano. Sarà capitato a pochi quindi per semplificare il discorso vi farò un esempio: a Milano (ma li potete trovare ovunque cercando) c’e un negozio specializzato in orologi e macchine fotografiche. Spesso e volentieri il mastro orologiaio mi faceva stare in laboratorio a vedere come si costruivano o riparavano gli orologi. E lui amava dire che un orologio è l’insieme di parti più semplici che svolgono azioni semplici per ottenere un risultato semplice, ecco perché è tutto difficile, perché tutto deve essere perfetto e calibrato oppure diventa difficile far girare le lancette. Un film funziona allo stesso modo. Non servono cose complicate, serve la perfezione meccanica, serve che ogni ingranaggio giri e non si inceppi.
Nolan è un maestro nel far girare gli ingranaggi quanto nel farli vedere. Un orologio è un complesso gioco di ingranaggi che chi guarda solo le lancette non vede. Magari l’orologiaio (come fa spesso Nolan) lascia intravedere parte del complicato macchinario se non tutto, ma finché non andrai a fondo o qualcuno ti spiega come funziona tu vedi solo delle lancette che girano grazie agli ingranaggi. Ecco, Nolan è un maestro nel creare illusioni quanto nel far girare i propri ingranaggi.
Quindi chi meglio di lui poteva esprimere completamente ciò che è Batman?
Batman che come nolan ha fatto dell’illusione e della perfezione le sue armi?
Nolan ci porta sugli schermi un Batman visivamente diverso da tutti. Come in altri suoi film non c’e spazio per l’immaginazione tutto ciò che si vede deve essere reale e plausibile. Lo spettatore deve credere che ciò che guarda è la realtà. Quindi non è difficile capire perché nell’immensa iconografia dei supervillain che Batman ha affrontato sono stati scelti i più reali e tangibili. E questo ultimo capitolo che vado a recensire non fa eccezione
Ci eravamo lasciati con il Joker ad Arkham (o Black Gate), Harvey Dent paladino della città e Batman ricercato per omicidio. La situazione non cambia 8 anni dopo. Troviamo un Bruce ormai vicino ai 40 anni che stenta a ripartire, appeso il mantello al chiodo, e vive segregato in casa in preda agli acciacchi della vita da vigilantes. Nell’iper realismo di Nolan anche Batman invecchia (e anche male) e si ritrova a far fronte inizialmente ad un’imprevedibile ladra (che nel pessimo doppiaggio italiano scopriamo essere Catwoman…) che risponde al nome di Selina Kyle. Proprio lei farà ripartire prima Bruce e poi Batman cercandola e innescando delle gag divertenti ma principalmente introducendoci cosa sta realmente accadendo.
Bane. Un mercenario della peggiore specie. Bane non è joker, non è Ras Al Ghul, non è nessuno dei villain precedentemente visti, insomma Bane è il peggiore tra i villain.
Ipoteticamente parlando possiamo includere quasi tutti i personaggi della triologia in una sorta di diagramma che ha come variabile principale lo stesso Batman. In questa equazione vediamo che personaggi come Ras sono molto simili a Batman perché mossi da vendetta, perché conoscitori delle arti della setta giusto per fare due esempi. Oppure Joker che molti classificano come la nemesi perfetta di Batman in realta è Batman senza freni morali di alcun tipo, un’agente del caos che ha trovato la sua ragione di vita nel distruggere la morale di Batman (nel film viene anche esplicitamente detto se fate caso).
Bane è un capitolo a parte. Bane è Batman senza Bruce Wayne. Bane è l’uomo che ha come unico scopo proteggere e servire una sola persona, non una città come Batman. Bane probabilmente se avesse avuto una storia leggermente diversa sarebbe potuto diventare Batman. E Nolan riesce in poche sequenze a trasmettercelo. Bane che fa di tutto per accontentare/proteggere una Talia al Ghul che serve praticamente da McGuffin gigante atto semplicemente a muovere un Bane che sembra più uno schiacciasassi con montato un Mac della nasa piuttosto che una belva stupida come precedentemente mostrato in altri film.
Bane. Intelligenza, perfidia, violenza. Lui si che è la nemesi perfetta di Batman e non il Joker. Per quanto possa essere folle il Joker ha come scopo nella vita ormai prendere in giro Batman burlandosi delle sue regole. Bane è forte e preparato quanto batman se non di più.
È forse questo il fluido pulsante del film. Quanto a fondo bisogna cadere per risorgere davvero?
Batman nei film è caduto svariate volte eppure è sempre tornato più forte. Ma ogni volta cadeva più a fondo e l’ultima volta è finito troppo a fondo. Ora doveva trovare il modo per rialzarsi e battere qualcuno come lui.
Il resto è decisamente storia e trama. Che ci piaccia o meno le trovate su quel piano sono ridotte all’osso (sacro), anzi la trama stessa è ridotta a poche pagine di sceneggiatura e quello che spinge davvero il film sono i personaggi tutti più o meno azzeccati. L’ennesimo ritorno del dottor spaventapasseri è una conferma. Fa decisamente “ridere” rivederlo. Anche lo stesso “Robin” e l'ottima trovata per introdurlo e lasciare un finale vagamente aperto. Sono personaggi chiave che compongono la storia. Gli eventi, i fatti, sono accessori del tutto. Ed è inutile oltre che superficiale andare ad analizzare la perfezione tecnica raggiunta. A differenza dei precedenti capitoli Nolan sembra aver risolto i problemi che aveva nella chiarezza delle scene d'azione che spesso risultavano poco chiare e confusionarie, cosa che in certi frangenti era giustificato come difetto. Purtroppo il film cade proprio dove in precedenza era caduto con gli altri capitoli, la trama che questa volta manca decisamente di spinta e tende verso il banale. Forse perché per una volta non si è ispirato ai fumetti, o meglio, a miniserie? Sono propenso a crederlo. E come in altri suoi film ti ritrovi col finale che ti spiazza, ti lascia li e ti prende a schiaffi dicendoti: "Bello, ma che credevi? che era tutta una favola?"